IL MITO DELL'EROE TRA PASSATO E FUTURO
- Avete mai visto un eroe senza un destino tragico?
-
di
Alfredo Anania
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Quando si tratta di eroi, il pensiero occidentale, tuttora così
profondamente intriso di cultura classica, si volge automaticamente
alle figure greche: innanzitutto ad Eracle, un po' meno
a Teseo e a Perseo. Consciamente o inconsciamente,
Ulisse è sempre presente. Ciascuno dei personaggi eroici
simboleggia un qualche aspetto archetipo dell'essere individuale
e, inoltre, un certo stadio di progresso dell'umanità, insieme
all'evolvere delle usanze, delle leggi, dei riti e dei principi
che lo hanno caratterizzano. Il valore sociale del "libro degli
Eroi" è immediatamente evidente nei termini in cui il racconto
mitico è paradigmatico ed esemplare: detta le regole; riafferma
i principi-base consolidati; mette in guardia contro i rischi
individuali e collettivi conseguenti alle rotture nei confronti
della tradizione, addita le pene "fatidiche", i sacrifici e le
espiazioni connessi alla trasgressione. Nello stesso tempo, il
mito dell'Eroe costituisce un'inesauribile spinta alla ricerca,
alla lotta, alla conquista, alla sperimentazione, alla fatica,
al coraggio, all'immolazione, al sacrificio altruistico, all'hybris.
Se abbastanza evidente appare il "valore sociale" del mito dell'Eroe,
più nascosto, pertanto inesauribile, è il suo "valore economico"
(qui evidentemente si tratta di un'economia psichica). L'archetipo
dell'Eroe, in virtù della valenza simbolica che gli appartiene,
si presta ad un gioco dinamico, davvero potente, di identificazioni.
Quando le parti eroiche non sono rintracciabili all'interno della
personalità del singolo individuo o quando una comunità appare
carente di personaggi di levatura eroica, allora l'archetipo,
presente nell'inconscio collettivo, funziona come una sorta di
rianimatore endopsichichico e consente che si mantenga in vita
ugualmente lo spirito eroico, perché possa risorgere non appena
terminato il periodo di neoincubazione …
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L'Ercole che qui ci presenta lo psicoanalista francese
sembra completamente spogliato di quella funzione "forza-vigore
di tipo guerriero" che aveva in precedenza animato il mito dell'eroe,
e, pertanto, potrebbe apparirci in una veste totalmente nuova
se non facesse tornare alla nostra mente il mito di Buddha
e la mitologia indiana dai quali emana la preminenza della ricerca
interiore, la sospensione dell'azione esterna e della ricerca
oggettuale, a favore di un'autoconsapevolezza sempre più profonda
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Ma queste interpretazioni e questi collegamenti sarebbero ora
a noi possibili senza la comparsa di Nietzsche? …
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"Chi siamo noi in realtà?" questa è la grande domanda che
pone Nietzsche a se stesso e al genere umano. Ma subito sorge
immediata la domanda successiva conseguente "Dove sta l'autoinganno?".
E, infine, l'enigma-sfida per il genere umano: "Come si diventa
ciò che si è?". Nietzsche mette paura perché è dirompente
e perché nel suo modo di proporsi "sibillino" si presta a diverse
interpretazioni. "Come si diventa ciò che si è ?" …